30/10/2011
Un ritorno a Stonehenge
Stonehenge, il triplice cerchio di pietre megalitiche che si trova nella piana di Salisbury nel Wiltshire, Inghilterra, è probabilmente il più noto monumento europeo di epoca preistorica, e più lo si studia, meno cessa di rivelare sorprese. Sulla scia dei più recenti ritrovamenti archeologici, avevamo fatto assieme due viaggi a Stonehenge, uno nel giugno 2008 (Stonehenge, antichi misteri e nuove scoperte), l'altro nel marzo 2009 (Ritorno a Stonehenge); adesso è il momento di tornare nuovamente insieme a questa enigmatica testimonianza del nostro passato, di quella parte della storia europea che ci è celata dal buio dell'assenza di fonti scritte, ma dalla quale sembrano ogni tanto scaturire, sulla scorta del paziente lavoro degli archeologi, enigmatici bagliori pieni di fascino, perché siamo in grado ora di aggiornare un po' le nostre informazioni.
Vediamo per prima cosa di riepilogare la questione. Gli enigmi di Stonehenge che hanno affascinato generazioni di osservatori sono dati dal fatto che questo grande complesso megalitico, in primo luogo, è forse uno degli esempi di maggiore vastità (di dimensioni però inferiori a quelle di un altro complesso, quello di Avebury) ma tutt'altro che isolato, di un tipo di costruzioni megalitiche che si ritrova in tutte le Isole Britanniche e sulle coste atlantiche dell'attuale Francia (dove il complesso più vasto e più noto è quello di Carnac), che ci rimanda all'esistenza di una civiltà preistorica del periodo neolitico e/o del trapasso fra Età della pietra ed Età dei metalli che ci è testimoniata soprattutto da queste imponenti e mute vestigia (ma certamente doveva trattarsi di una civiltà già agricola e almeno avanzata sulla via dell'urbanizzazione, poiché non è pensabile che la realizzazione di opere di questo genere fosse alla portata di sparute bande di cacciatori nomadi).
Il secondo mistero riguarda gli allineamenti astronomici sofisticati di questo complesso megalitico, che si possono mettere in relazione con i solstizi, gli equinozi, le fasi della luna, le eclissi, che presuppongono conoscenze astronomiche ed un'abilità ingegneristica di notevole grado, che si stenta a conciliare con l'idea che di solito abbiamo della preistoria, soprattutto per le aree lontane dal Mediterraneo, dal Medio Oriente, dalla cosiddetta “mezzaluna fertile”.
Terza questione, che ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro, che relazione c'è fra la civiltà dei costruttori di megaliti (certamente la più antica civiltà d'Europa e forse del mondo, che sembrerebbe precedere di otto – nove secoli la costruzione delle piramidi egizie) e le popolazioni celtiche che abitavano la Gallia e le Isole Britanniche in epoca storica?
La maggior parte dei ricercatori è incline a pensare che una connessione diretta non esista, in ragione dell'intervallo temporale e della diversità dei manufatti, ma bisogna anche considerare che, privi del supporto di documenti scritti, gli archeologi sono costretti a basarsi esclusivamente sulle tracce di cultura materiale, e questo comporta una distorsione metodologica (della quale, però, farebbero bene a essere maggiormente consapevoli). Applicando gli stessi criteri alla nostra epoca, ad esempio, si potrebbe immaginare un'invasione del “popolo del CD laser” venuto a soppiantare “la cultura della celluloide e del vinile”.
A ogni modo, non sono mancate le voci in controtendenza; ad esempio, l'antropologo Colin Renfrew sul numero di “Le Scienze” del novembre 1991 scriveva:
“La lingua celtica si sarebbe evoluta nell’Europa occidentale a partire da radici indoeuropee. Anziché essere un gruppo autoctono cancellato dagli Indoeuropei, il popolo che costruì Stonehenge e gli altri grandi monumenti megalitici d’Europa era costituito da Indoeuropei che parlavano una lingua da cui derivano le odierne lingue celtiche”.
La questione era a questo punto, quando nel maggio 2008 l'archeologo Mike Parker Pearson dell'Università di Sheffield ha reso noti i risultati di anni di campagne di scavi condotti dal suo team nel sito di Stonehenge e nelle aree adiacenti, oltre alle sue conclusioni.
In Italia, questa comunicazione ha assunto la forma di tre comunicati apparsi on line su “Alice News” il 28, il 29 e il 30 maggio 2008 e di un documentario televisivo mandato in onda il 1 giugno sul canale National Geographic di Sky.
Pearson ha studiato una serie di sepolture rinvenute nel sito di Stonehenge o nelle immediate vicinanze, che coprono un arco temporale che va dal 3080 al 2140 avanti Cristo (la sepoltura più recente); le date sono state determinate con la tecnica del carbonio 14, ed ha concluso che il triplice cerchio megalitico fosse un luogo destinato al culto dei defunti, ma la relativa rarità delle sepolture (240 nell'arco di quasi un millennio, quindi in media non più di una ogni quattro anni) fa pensare che esso non fosse un cimitero di uso comune, bensì una sorta di mausoleo dedicato ai capotribù, ai membri della élite.
L'archeologo ha poi richiamato l'attenzione sul grande terrapieno di Durrington Wall che si trova a circa tre chilometri di distanza da Stonehenge; dalle buche lasciate dai pali infissi nel terreno (che ovviamente non si sono conservati) si è dedotto che esso doveva essere il sito di una vera e propria “Woodhenge”, una “città dei vivi” edificata in legno, elemento vivo, parallela e contrapposta alla necropoli di Stonehenge costruita nella morta pietra. Pearson ha identificato anche le tracce di due viali che collegavano Stonehenge e Durrington Wall al fiume Avon e, tramite esso, all'oceano, offrendoci interessanti suggestioni, ma ovviamente nessuna certezza, sul culto praticato da questi antichi britanni.
Io vorrei qui inserire una riflessione che non ho messo nei due articoli precedenti, che potrebbe dare luogo a speculazioni un po' troppo ardite, e che vi prego di considerare con molta prudenza: a molte migliaia di chilometri dalle Isole Britanniche, nella zona del Takla Makan nella regione del Sinkiang – o Xinjiang – che oggi fa parte della Repubblica Popolare Cinese, è stato trovato un terrapieno con buche di pali straordinariamente simile a Durrington Wall; si tratta precisamente della zona da cui sono state esumate le mummie “celtiche” oggi conservate al museo di Cherchen. Queste mummie non sono, pare, il prodotto di un processo d'imbalsamazione ma di una mummificazione naturale prodotta dalle condizioni climatiche della zona, oggi una delle più aride del mondo, ma a quanto pare migliaia di anni fa ben più fertile e favorevole all'insediamento umano.
Le mummie di Cherchen hanno tratti somatici sorprendentemente europidi, e l'esame del DNA ha permesso di stabilire che le popolazioni attuali con cui presentano le maggiori affinità, sono le popolazioni celtiche; non basta, gli indumenti e gli oggetti ritrovati insieme ad esse hanno forti analogie con quelli dei minatori di sale della cultura di Hallstatt (località austriaca nei pressi di Salisburgo) che è stata, lo sappiamo, la prima cultura europea riconoscibile come celtica. A nessuno, penso, sfuggirà l'evidente somiglianza dell'etimo di Salisburgo (Salzburg in tedesco) con Salisbury, il villaggio che dà il nome alla piana su cui sorge Stonehenge, e la cosa non è certo motivo di stupore, poiché sappiamo il ruolo centrale che aveva nell'economia antica l'estrazione del sale, minerale da sempre fondamentale per l'alimentazione umana, un ruolo paragonabile a quello delle spezie nel Medio Evo e del petrolio nell'età moderna. Con il che, potremmo dire, il cerchio si chiude, o meglio si chiude un enorme triangolo i cui vertici toccano l'Asia centrale, l'Austria e le Isole Britanniche.
Come dobbiamo interpretare tutto ciò? Noi oggi non ci stupiamo di certo se ritroviamo oggetti moderni che testimoniano una stessa cultura materiale agli angoli opposti del nostro pianeta, perché conosciamo bene lo sviluppo che ha avuto l'età moderna nei trasporti e nelle comunicazioni, ma allora forse dovremmo avere una considerazione più alta di quello che erano capaci di fare questi nostri lontani antenati.
Come era ovvio aspettarsi, come sempre succede, le tesi di Mike Parker Pearson hanno sollevato dissensi che a loro volta hanno portato a nuove ricerche. Due altri archeologi inglesi, Tim Darwill e Geoff Wainwright, nel settembre 2008 hanno reso noti i risultati delle loro ricerche e le loro tesi in contrasto con quelle di Pearson in un comunicato che in Italia apparso sempre su “Alice News” il 23 settembre.
Darwill e Wainwright hanno per prima cosa fissato la loro attenzione sulle “pietre blu” che costituiscono il cerchio più interno di Stonehenge. Queste pietre non provengono da località adiacenti, ma dalle Praseli Hills che si trovano a circa 240 chilometri di distanza, ed è difficile pensare che i costruttori del complesso megalitico si sarebbero sobbarcati l'impresa certamente titanica di trasportarle in loco per fini puramente decorativi, se non fosse stato attribuito ad esse qualche potere taumaturgico. In secondo luogo, i due archeologi hanno proceduto ad un'analisi dei denti dei resti delle persone inumate, ed hanno concluso che circa la metà di loro proveniva da località molto distanti da Stonehenge, erano quindi dei pellegrini, asserzione confermata dal fatto che le ossa di costoro mostrano spesso i segni di patologie o ferite. Stonehenge non sarebbe stata dunque un mausoleo ma una (è questa l'espressione usata dai due ricercatori) “Lourdes della preistoria”.
Una delle sepolture più significative è probabilmente quella del cosiddetto “arciere di Amesbury”, inumato a circa 15 chilometri da Stonehenge. L'esame dello scheletro e del corredo funebre avrebbe dimostrato che proveniva dall'arco alpino, e doveva trattarsi di un uomo ricco e potente, che soffriva di problemi dentari e di una patologia a un ginocchio.
Io penso che la questione vada affrontata con una certa elasticità: è possibile che Stonehenge fosse un po' tutte queste cose, osservatorio astronomico (nell'età antica e verosimilmente nella preistoria l'osservazione del cielo era spesso connessa alla religione), luogo di culto, luogo di cura e luogo di sepoltura. Un monastero medievale, facevo l'esempio, era un luogo di culto ma anche un ospedale per i pellegrini, oltre che luogo di sepoltura per i pellegrini che vi morissero e per gli stessi monaci.
Nel marzo 2009 Mike Parker Pearson è tornato sulla questione modificando le sue tesi con una variante che offre squarci davvero interessanti, una nuova ipotesi sull'origine del popolo costruttore dei megaliti. L'archeologo britannico ha raccontato questa sua nuova ipotesi in un'intervista che in Italia è stata messa in onda nella trasmissione “Voyager” dell'11 marzo 2009. Si tratta d'intendersi: la trasmissione condotta da Roberto Giacobbo su RAI 2 è un programma sensazionalistico per il grosso pubblico, occorre cura nel separare il grano dal loglio.
Le sepolture nel sito di Stonehenge sono iniziate poco prima del 3.000 avanti Cristo, ma l'erezione del complesso megalitico sembra essere di cinque secoli precedente, quale era la sua funzione fino ad allora? La nuova ipotesi di Pearson è che si trattasse di un cenotafio eretto in memoria degli antenati. Quali antenati? Questo è il punto più suggestivo. Stonehenge, come anche Carnac sulla costa atlantica della Francia sembrerebbero essere allineate in direzione di un punto preciso dell'Oceano atlantico, là dove si trovano le isole Azzorre, che nel passato remoto avrebbero potuto fare parte di una terra più estesa, ed al cui sprofondamento sarebbero sfuggiti i costruttori di megaliti raggiungendo le coste europee. Francamente, è difficile non mettere ciò in relazione con il mito di Atlantide.
A questa storia manca ancora un capitolo, un capitolo che risale al settembre 2008 ma di cui sono venuto a conoscenza solo ora, e me ne scuso, e provvedo subito a rendervi edotti. La cosa più logica che c'era da aspettarsi, era che Pearson riesaminasse le osservazioni di Darwill e Wainwright; lo ha fatto, e le conclusioni che ne sono emerse sono sorprendenti, e sono riportate da un articolo di “British Archaeology” che è stato ripreso in Italia sul n. 131 – settembre/ottobre 2008 di “Archeologia viva” (pag. 17).
Pearson ha incentrato la sua analisi proprio sull'arciere di Amesbury, oltre che su altre due tombe rinvenute nelle vicinanze. Secondo la sua opinione, “l'arciere” non proveniva dalle Alpi ma dalla Penisola Iberica e sarebbe appartenuto alla popolazione nota come Beaker, particolarmente esperta nella lavorazione dei metalli, e qui arriva il punto forse più interessante, perché questi immigrati di origine iberica sarebbero stati il fulcro di una trasformazione economica, sociale e culturale di vasta portata che avrebbe accompagnato l'introduzione del metallo nelle Isole Britanniche:
“L'età del Rame, indicata anche con il termine di Calcolitico, si riferisce a un periodo della preistoria considerato di passaggio fra le industrie del Neolitico finale e la nascente metallurgia. Siamo tra il 2450 e il 2150 a. C. Secondo l'archeologia tradizionale in quest'epoca i metalli come oro, argento e, appunto, il rame sono utilizzati nel quadro di un artigianato secondario, mentre la parte essenziale degli strumenti sarebbe rimasta in pietra e in osso. Insomma l'uso del rame avrebbe coesistito a lungo con i materiali tipici della preistoria, senza apportare grandi mutamenti socioeconomici nelle civiltà che lo conoscevano. “Tutto questo – afferma l'archeologo britannico Mike Parker Pearson – può essere considerato valido per il resto dell'Europa, non per la Gran Bretagna dove proprio in questa fase si verificarono cambiamenti dirompenti”. Un esempio. Le grandi costruzioni del Neolitico con enormi monoliti disposti in circolo come a Stonehenge dimostrano una certa “fissazione” delle popolazioni del III millennio a. C. nei confronti di riti e pratiche di culto. Con l'avvento dell'età del Rame, tutto questo cambia segnando un distacco definitivo tra un “prima” e un “dopo”. “Dal punto di vista dei riti funebri – continua Parker Pearson – la portata del cambiamento che si verifica col passaggio dal Neolitico all'età del Bronzo è tale da poterla assimilare all'avvento del Rinascimento in Europa e a tutte le modificazioni rivoluzionarie che avvennero nel campo delle arti e della tecnologia. Per non parlare dell'ambito politico e sociale”.
C'è solo una considerazione, io credo, che meriterebbe di aggiungere: l'idea del Rinascimento rimanda a quella della rinascita di qualcosa di preesistente; qui invece si trattò di una nascita, la nascita della civiltà europea.
18:23 Scritto da: aletonu85 in blog life, cinema e tv, opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: stonehenge, allineamenti astronomici, rinascita, rinascimento, mistero, mummie, pearson, national geographic, inghilterra | OKNOtizie |
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20/10/2011
I Misteri della Terra
ROMA - L'uomo la abita da centinaia di migliaia di anni, eppure non ha ancora risolto tutti i misteri che avvolgono il pianeta che chiama casa. Tra i tanti dubbi e interrogativi che devono ancora essere risolti, la prestigiosa rivista New Scientist ne seleziona sette, a suo dire i più importanti per la comprensione del nostro "bellissimo ed enigmatico mondo". Come mai sulla terra si sono create le condizioni migliori? Il nostro pianeta, l'unico conosciuto dove c'è vita, è nato dalla stessa nuvola di gas e polvere di cui sono composti gli altri corpi del sistema solare. Mancano però tanti dettagli su come possano essersi manifestate le giuste condizioni per la comparsa della vita e la giusta distanza dal Sole non basta come risposta.
Cosa è successo durante l'Età Oscura della Terra? I primi 500 milioni di anni del pianeta, il cosiddetto "eone adeano", sono ad oggi avvolti dal mistero. Quando la giovane Terra fu investita da un corpo celeste delle dimensioni di Marte, i detriti sollevati dalla collisione hanno oscurato la luce e generato la Luna, ma "di questo periodo - dichiara la rivista scientifica - non sappiamo pressoché nient'altro".
Da dove viene la vita sulla Terra? E' uno degli interrogativi più affascinanti. Accantonata la remota possibilità che la vita sia arrivata sul pianeta attraverso un meteorite partito da chissà dove, esistono ad ogginumerose idee contrastanti che affrontano la difficoltà di trovare ed analizzare materiali risalenti ad oltre 4 miliardi di anni fa, periodo al quale si fa risalire la comparsa delle prime forme di vita.
Perché la Terra ha la tettonica a zolle? Tra tutti i pianeti conosciuti, il nostro è l'unico che presenta una divisione in placche, in continuo movimento e alla base della continua rigenerazione della crosta terrestre. Alle zolle si ricollegano fenomeni come la formazione dei pozzi petroliferi e la varietà dei minerali.
Cosa c'è al centro della terra? La risposta in realtà esiste ed è ferro. Ma New Scientist invita a non fermarsi a questo perché in realtà rimangono molti interrogativi. Il nucleo terrestre, dal diametro simile alla Luna, è composto da un involucro liquido di ferro e nichel e da un cuore solido quasi esclusivamente ferroso, ma alla nascita del pianeta la situazione era molto diversa, e proprio sul quando e perché di questa modifica, il dibattito scientifico è ancora fermo.
Perché il clima della Terra è così stabile? Un tempo la Terra non era l'unico corpo celeste ricoperto per gran parte della sua superfice da acqua (indispensabile per il mantenimento della vita) ed anche su Venere e Marte esistevano distese liquide, che sono però scomparse a causa di un clima estremamente variabile. Sul nostro pianeta invece la temperatura è rimasta pressoché stabile per almeno 4 miliardi di anni, una "fortuna" che non ha ancora trovato motivazioni certe.
Possiamo prevenire i terremoti e l'eruzione dei vulcani? La facilità di stabilire dove si verificheranno i fenomeni dovuti al movimento delle placche si scontra con la quasi impossibilità di dire esattamente quando questi accadranno. Le attuali "previsioni" si basano sul calcolo delle probabilità che parte dai terremoti registrati nei passati anni. Un sistema tutt'altro che solido e che presenta numerose lacune.
23:23 Scritto da: aletonu85 in blog life, opinioni, sfoghi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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19/10/2011
Misteri Eleusini
Ad Eleusi, nell'antica Grecia, venivano celebrati ogni anno i sacri Mysteria.
Vi partecipavano uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari.
Gli iniziati ottenevano la speranza, anzi la certezza, della vita dopo la morte.
Non ricevevano solo un insegnamento, ma avevano soprattutto una esperienza del divino che cambiava la loro coscienza.
Tornavano a vivere la loro vita di ogni giorno, non come membri di una setta religiosa, ma come uomini liberi dal timore della morte.
Località: Grecia - Eleusi
Epoca: XV secolo a.C. - 396 d.C.
"O tre volte felici i mortali che dopo aver contemplato questi Mysteria, scenderanno nell'Ade; solo loro potranno vivervi; per tutti gli altri tutto sarà sofferenza"
Sofocle frammento 719 Dindorf, 348 Didot."Felice chi possiede, fra gli uomini, la visione di questi Mysteria; chi non è iniziato ai santi riti non avrà lo stesso destino quando soggiornerà, da morto, nelle umide tenebre"
Inno omerico a Demetra 480-482.
Mysteria
Mysteria, plurale di mysterion, era il nome dato in Atene ad alcune feste in onore delle dee Demetra (Demeter) e Persefone (Persephone).
Le parole connesse con mysteria (e.g. mystes, mistikos) non richiamano le forme della mistica orientale ed occidentale, ma l'atmosfera di una festa notturna. Nelle Rane di Aristofane l'aura mistica che accarezza coloro che si avvicinano ai beati mystai, gli iniziati che danzano nell'aldilà, è l'odore delle fiaccole ardenti (daidon aura mystikotate).
I Mysteria erano un periodo di festa, durante il quale si svolgevano azioni sacre, riti e celebrazioni. Scrive Plutarco:
"en Elesusìni metà ta Mysteria tes panegyreos akmazoùses eistiòmeta ... (In Eleusi, dopo i Mysteria, quando la riunione festiva era ancora al suo culmine, siamo stati ospitati ...)" Plutarco Conv. II 2.
La radice verbale my(s)- è attestata nel greco miceneo.
Affine alla famiglia verbale di mysteria è telein (celebrare, iniziare); telete (festa, rito, iniziazione); telestes (sacerdote dell'iniziazione); telesterion (palazzo dell'iniziazione).
Due aggettivi si trovano strettamente connessi con Mysteria: aporrheta (proibiti) e arrheta (indicibili).
Culto pubblico e culto personale
I culti religiosi organizzati dalla polis erano indirizzati alla salvezza della polis stessa. Si richiedeva la protezione degli dei contro gli eserciti invasori, l'allontanamento delle epidemie, la cessazione delle carestie, ecc. Da notare che nella liturgia cristiana si prega ancora "Libera nos Domine a peste, a fame, a bello".
I Mysteria erano forme di culto personale e miravano alla beatitudine dell'individuo dopo la morte.
Culto votivo e culto soteriologico
Non si devono confondere i Mysteria con le forme di culto votivo-pratico, ossia con la forma religiosa del "Se ... allora ..." (da ut dem), molto frequente nell'antica Grecia, ma diffusa anche ai nostri giorni.
Gli oggetti votivi che sono stati trovati ad Eleusi testimoniano solo della esistenza del comune culto votivo accanto alla forma religiosa soteriologica specifica dei Mysteria.
In un epitaffio del II secolo d.C. si afferma che quanto è stato "mostrato" dallo ierofante durante le notti sacre "è che la morte non solo non è un male, ma anzi è un bene" Inscriptiones Grecae II/III 3661, 6.
Platone ha scritto:"Quando ci si avvicina all'attesa della morte, compaiono la paura e la preoccupazione di cose alle quali non si era mai pensato" Platone,Repubblica 330d.
Plutarco ha scritto:"Molti pensano che una qualche sorta di iniziazione e purificazione saranno d'aiuto: una volta purificati, credono, continueranno a suonare e danzare nell'Ade in luoghi ricolmi di splendore, aria pura e luce" Plutarco, Non posse 1105b.
Luogo e tempo dei Mysteria
La festa dei Mysteria si svolgeva due volte ogni anno.
I Mysteria minori erano celebrati nel mese di Anthesterion (da metà febbraio a metà marzo) ad Agrai, un sobborgo di Atene. Avevano la funzione di purificazione preliminare con abluzioni nel fiume Ilisso.
I Mysteria maggiori erano celebrati nel mese di Boedromion (da metà settembre a metà ottobre) ad Eleusi, una città a circa 20 chilometri a nord-ovest di Atene, sul golfo Saronico, di fronte all'isola di Salamina.
I Mysteria non potevano essere celebrati al di fuori di Eleusi, luogo prescelto dalla dea Demetra. Pertanto non fu possibile alcuna diffusione del culto al di fuori del luogo consacrato, in contrasto con altri tipi di sacro mistero.
Una strada, detta Via Sacra, univa Atene ed Eleusi.
Ad Atene, ai piedi dell'acropoli, al margine dell'agorà, c'era un santuario, l'Eleusinion, dove si svolgevano i riti connessi con i Mysteria. Da qui partiva la processione diretta ad Eleusi. La processione venne sospesa durante la fase finale della guerra del Peloponneso. Nel 407 Alcibiade, che era stato accusato di aver profanato i sacri misteri nel 415 a.C., mostrò la sua pietà religiosa conducendo nuovamente la processione con la scorta dell'esercito. vedi Plutarco, Alcibiade 34, 3-6.
La processione si svolgeva dapprima da Eleusi ad Atene, dove venivano portati gli oggetti sacri, e sei giorni dopo da Atene ad Eleusi. Partecipavano iniziati, iniziandi e giovani (efebi). A partire dal 330 a.C. gli efebi assunsero un ruolo progressivamente sempre più rilevante. Ancora nel III secolo d.C. si trovano disposizioni per il magistrato responsabile degli efebi affinché organizzi la processione secondo gli antichi costumi. vedi Inscriptiones Grecae 1078 (circa 225 d.C.).
Gli ateniesi decretavano per mezzo di araldi un periodo di tregua per la celebrazione dei piccoli e grandi Misteri Eleusini.
Esperienza dei Mysteria
L'atto rituale nei Mysteria non si eseguiva sull'immagine cultuale della divinità, ma sulle persone che partecipavano alla festa. Il mystes, l'iniziato, subiva i misteri, ne era oggetto, ma nello stesso tempo ne era soggetto.
I Mysteria erano la festa dell'entrata nell'oscurità e dell'uscita verso la luce.
Il rito era composto da dròmena (cose fatte), legòmena (cose dette) e deiknùmena (cose mostrate)
La segretezza dei Mysteria consisteva nella indicibilità della esperienza (pathein), indipendentemente dalla volontà dei partecipanti al culto. Il divieto di esplicitare le forme del culto si aggiunse a questa indicibilità fondamentale.
Non si aveva apprendimento (mathein) che all'inizio, poi si trattava di un mutamento di coscienza (diathetenai).
Proclo scrisse che le teletai "provocano consonanza delle anime con il rito (dromena) in una maniera a noi incomprensibile, e divina, di modo che alcuni degli inziandi sono presi dal panico, colmi come sono di divino orrore; altri si assimilano ai simboli sacri, abbandonano la loro identità, acquistano familiarità con gli dei, e sperimentano la possessione divina" Proclo, In Remp. II 108 17-30 Kroll.
Il simbolismo dei Mysteria comunicava messaggi di vita e di speranza. Demetra era la Madre Terra e Persefone era il soffio vitale presente nel grano. I morti tornavano nel grembo della Madre Terra. Spighe d'oro venivano seppellite con i morti. La spiga di grano presentata dallo ierofante rappresentava il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita.
I cristiani vennero a conoscenza del fatto che, al culmine della celebrazione, veniva mostrata in silenzio una spiga e seppero delle parole che venivano dette daimystes: "Piovi", guardando il cielo, e "Porta frutto", guardando la terra. Non compresero e schernirono i Mysteria. Ippolito scrisse: "touto ... estì tò mèga kai àrreton Eleusinìon mystèrion" ("Ecco il grande ed indicibile mysterion elusino") Ippolito, Philosophumena V 7, 34. Da notare che le due frasi, ritenute segrete, comparivano sull'iscrizione di un pozzo presso la porta di Dipylon ad Atene e che tutti gli iniziati portavano spighe di grano.
Un altro cristiano, il vescovo Asterio, scrivendo intorno 440, quando ormai i pagani non potevano più smentirlo, affermò che una ierogamia avveniva in una camera sotterranea del santuario e concluse "una gran folla crede che la propria salvezza dipenda da ciò che fanno i due (lo ierofante ed una sacerdotessa) nelle tenebre" Engomion per i Santi Martiri, in Patrologia graeca, vol. XL, col. 321. Ovviamente non è stata trovata alcuna camera sotterranea, nonostante gli scavi neltelesterion siano arrivati fino alla roccia.
I celebranti
I Misteri Eleusini erano celebrati da magistrati civili e dai membri di due stirpi ateniesi: i Cerici e gli Eumolpidi. Queste due stirpi continuarono a offrire i loro servizi dalla più remota antichità fino alla fine del IV secolo quando i cristiani soppressero il culto.
Un basileus (re), periodicamente eletto, era incaricato dalla polis di Atene di sovrintendere alla organizzazione dei Misteri.
Un collegio di epistatai (magistrati civili) si occupava delle finanze.
Nella famiglia degli Eumolpidi veniva scelto lo hierophàntes (il primo sacerdote), letteralmente "colui che mostra gli oggetti sacri".
I Cerici ricoprivano le due cariche immediatamente inferiori: il daduchos (portatore della torcia), che accompagnava lo ierofante nei momenti più solenni, e lohierokerux (araldo sacro), che aveva il compito di aprire ufficialmente i Misteri.
I membri di entrambe le famiglie potevano celebrare i sacri riti.
Partecipanti al culto
Ai Misteri Eleusini erano ammessi uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari purché parlassero la lingua greca. Erano esclusi solo gli impuri, coloro che avevano sparso il sangue di altri uomini.
I mystai (iniziandi) potevano ritornare l'anno seguente come epoptai (iniziati).
La partecipazione ai sacri Misteri non costituiva l'entrata in alcuna organizzazione o struttura di qualsiasi tipo.
Ogni iniziato, dopo la celebrazione delle sacre notti, ritornava alla sua vita di ogni giorno. Ma ogni mystes ricordava la sua esperienza e i symbola o synthematache aveva appreso.
La partecipazione ai Mysteria di Eleusi non era esclusiva. Si poteva partecipare ad altri sacri misteri ed essere devoti anche ad altri dei. La libertà di culto era momento essenziale nel concetto di religione degli antichi. Non esistevano eretici, apostati o religioni concorrenti contro cui combattere. Nessuno aveva sviluppato una organizzazione esclusiva religiosa, ad eccezione degli ebrei. E i cristiani imiteranno gli ebrei rifiutando di integrarsi nell'Impero Romano e costituendo una propria società alternativa che riuscirà ad impadronirsi dell'Impero.
La festa
Il 16 di Boedromion (il primo di ottobre) avveniva la convocazione degli iniziati.
Il 17 aveva luogo la cerimonia di purificazione. Gli iniziandi, accompagnati da mistagoghi, si recavano alla baia del Falero al grido di "Halade mystai" (Iniziandi al mare) e si tuffavano in acqua con un porcellino destinato al sacrificio. Dopo la purificazione tornavano in città, incoronati di mirto e con una veste nuova.
Il 19 partiva da Atene la processione per riportare ad Eleusi gli oggetti sacri (hiera). Sul fiume Cefiso si svolgeva un'altra cerimonia di purificazione con un bagno rituale.
Alla sera la processione arrivava ad Eleusi, la cerimonia pubblica aveva termine nel cortile esterno del santuario ed iniziavano le celebrazioni riservate agli iniziandi. La notte era dedicata a danze e canti in onore di Demetra e Persefone.
Il 20 gli iniziandi digiunavano ed offrivano sacrifici.
Gli iniziandi non potevano bere vino, forse segno dell'antichità del rito, anteriore alla introduzione della coltura della vite. I partecipanti bevevano il ciceone, una bevanda sacra a Demetra, composta da acqua, farina d'orzo e menta. Forse si trattava di birra, conosciuta già nel III millennio a.C. dai Sumeri.
Nelle notti tra il 21 e il 23 le cerimonie segrete si svolgevano nel telestérion, un ampio locale coperto che poteva contenere centinaia di persone. Qui si svolgeva il rito di iniziazione che si concludeva con un grande fuoco ed una luce sfolgorante.
Nella prima notte si aveva l'iniziazione al livello più basso.
Nella seconda notte coloro che erano stati iniziati l'anno precedente divenivano epoptai.
L'inizio dei Mysteria
L'inizio dei Mysteria si perde nella notte dei tempi. Sono accertati da documenti del VII secolo a.C., ma si hanno varie testimonianze della loro esistenza in epoca micenea (secoli XVI-XIII). Il culto è chiaramente di origine pre-ellenica e rimanda alle Dee Madri, presenti in tutto il Mediterraneo da tempi immemorabili.
La fine dei Mysteria
Con i decreti di Teodosio il Grande, l'imperatore cristiano che dichiarò il cristianesimo religione di stato, la storia bimellenaria dei Mysteria giunse al suo termine. Nel periodo compreso tra il 391 e il 393 d.C. la persecuzione contro i pagani venne intensificata e i loro templi vennero chiusi e la stessa fine fece il santuario di Eleusi. Il santuario venne incendiato nel 396 d.C. dai Goti guidati da Alarico.
I romani e i Mysteria
I romani chiamarono initia i Mysteria.
Nelle Leggi Cicerone scrive: "... initiaque ut appellantur ita re vera principia vitae cognovimus neque solum cum laetitia vivendi rationem accepimus sed etiam cum spe meliore moriendi (... abbiamo conosciuto gli initia, i veri principi della vita, ed abbiamo ricevuto non solo una ragione per vivere lietamente, ma anche un motivo per morire con una migliore speranza)".
Alcuni imperatori vollero essere iniziati ai Mysteria. Claudio tentò di trasferire il culto a Roma. Commodo venne adottato dal ghénos eleusino degli Eumolpidi.
Mysteria e morte
Plutarco ha scritto che:
"Al momento della morte l'anima prova un'esperienza simile a quella di coloro che sono iniziati ai misteri ... All'inizio vagare smarriti, faticoso andare in cerchio, paurosi percorsi nel buio, che non conducono in alcun luogo. Prima della fine il timore, il brivido, il tremito, i sudori freddi e lo spavento sono al culmine. E poi una luce meravigliosa si offre agli occhi, si passa in luoghi puri e prati dove echeggiano suoni, dove si vedono danze; solenni sacre parole e visioni divine ispirano un rispetto religioso. E là l'iniziato, ormai perfettamente liberato e sciolto da ogni vincolo, si aggira, incoronato da una ghirlanda, celebrando la festa insieme agli altri consacrati e puri, e guarda dall'alto la folla non iniziata, non purificata nel fango e nelle tenebre, e, per timore della morte, attardarsi fra i mali invece di credere nella felicità dell'aldilà".
Plutarco, Fragmenta 168 Sandbach = Stobeo 4, 52, 49.
Il mito di Demetra e Persefone
I miti secondo gli antichi devono essere interpretati. Le interpretazioni sono molteplici e non in alternativa tra loro. L'allegoria è la categoria interpretativa del mito. Il filosofo Porfirio, l'imperatore Giuliano ed il prefetto del pretorio Salustio hanno lasciato degli scritti dove indicano chiaramente le modalità per comprendere i miti. L'unico modo per non comprendere i miti è considerarli semplicemente dei racconti. Il racconto mitologico però è la base attraverso la quale il filosofo, il poeta, il religioso possono attingere all'essenza degli dei: i miti procedono dagli dei.
All'inizio era il Caos (l'abisso) da cui sorsero Gaia (la terra) ed Eros (l'amore). Gaia generò un essere uguale a sé, capace di coprirla tutta intera: Urano (il cielo).
Urano e Gaia generarono i sei Titani, le sei Titanidi, i tre Ciclopi con un occhio solo (Arge = Tuono, Sterope = Lampo e Bronte = Fulmine) e i tre Ecatonchiri (Cotto, Briareo e Gige). I Titani si chiamavano Oceano (il mare), Ceo, Crio, Iperione, Giapeto e Crono (il tempo). Le Titanidi erano Teia (la divina) , Rea, Temi (l'equità), Mnemosine (la memoria), Febe (la risplendente) e Teti (la fecondità del mare).
Crono sposò Rea ed ebbe tre figlie (Estia, Demetra ed Era) e tre figli (Ade, Poseidone e Zeus).
I tre maschi, aiutati da Gaia, presero il potere e si divisero la sovranità del mondo: il mare toccò a Poseidone, il mondo sotterraneo ad Ade ed il cielo a Zeus. La terra rimase in comune a tutti. Crono fu inviato a governare le Isole dei Beati, all'estremo occidente.
Zeus ebbe una figlia da Demetra (Madre Terra): Persefone, chiamata anche Kore (la fanciulla).
Persefone, mentre coglieva fiori nella pianura sotto il monte Nysa, venne rapita da Ade. Demetra cercò la figlia per nove giorni e rimase tutto il tempo senza mangiare. Infine Elios (il sole) le rivelò che Zeus aveva deciso di dare Persefone in sposa ad Ade.
Demetra, piena di dolore, abbandonò l'Olimpo e si diresse verso Eleusi, dove, travestita da vecchia, divenne nutrice di Demofonte, figlio di Metanira e di Celeo, re di Eleusi. Tramite il rito del fuoco voleva rendere Demofonte immortale, ma il rito venne interrotto da un improvviso intervento di Metanira. Allora Demetra si rivelò e ordinò che le venisse costruito un tempio per insegnare i suoi riti agli umani. Il santuario venne edificato e la dea vi si ritirò.
Intanto sulla terra imperava la siccità. Il volontario ritiro di Demetra stava distruggendo ogni forma di vita. Zeus inviò dei messi per convincere la dea a riprendere il suo posto. Demetra rispose che non l'avrebbe fatto finché sua figlia fosse stata costretta a vivere nel mondo sotterraneo.
Zeus chiese allora ad Ade di restituire Persefone. Ade acconsentì, ma indusse la fanciulla a mangiare un seme di melograno, il cibo dei morti. La conseguenza fu che Persefone, almeno una parte del suo tempo l'avrebbe dovuta passare nel mondo sotterraneo.
Rea venne inviata sulla terra da Zeus per raggiungere un compromesso: Persefone venne restituita a Demetra, con la condizione che un terzo dell'anno Persefone l'avrebbe dovuto passare con Ade nel regno dei morti.
Il ritorno di Persefone sulla terra pose fine alla siccità e la vegetazione tornò a fiorire.
23:55 Scritto da: aletonu85 in blog life, cinema e tv, libri e fumetti, opinioni, sfoghi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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